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E’ a sei gol in questo campionato, di cui 5 in trasferta Il suo futuro a Napoli è già definito e va oltre il campo
Trentatré: ma senza dimostrarli, senza sentirli addosso, senza avvertirli dentro; con quel codino da enfant terrible e una sfacciataggine da scugnizzo. Trentatrè: ma senza mostrarli, mai, nella buona e nella cattiva sorte, nelle eterne panchine vissute in religioso silenzio, e nelle rare uscite da titolari, caratterizzate a ritmo di valzer, tocco del pampa e via. Trentatrè: ma senza tirare mai indietreggiare, anzi andando a fare a sportellate con chiunque e poi provando, riprovando, come un ossesso, come un assatanato. Trentatrè: perché i gol non hanno età, quando tocca a Roberto Sosa, il bomber da esportazione, il goleador che un bel giorno, quattro anni fa, decise di lasciarsi alle spalle le luci della serie A e di rimettersi in discussione partendo dal basso.
Vedi Napoli e poi un altro Sosa, sei gol anche in serie A, alla faccia dei sussurri, delle allusioni, del sospetto che non potesse farcela a reggere il confronto con quei colossi. Il sesto Sosa è un rapinatore vecchio stampo, una gazzella d’un metro e novanta e di una ottantina di chili che si avventa sulla sponda di petto e pancia del gemello Lavezzi e riesce a farla rotolare in porta. Ancora lui, sempre lui, come a Udine, come a Milano contro l’Inter e contro il Milan, come a Bergamo, come goi capita spesso lontano dal San Paolo, dove il piedone servì per ammorbidire la resistenza del Livorno, in zona Cesarini. « Sosa è sempre stato importante per noi e lo sarà ancora in futuro. E’ un uomo serio: sta zitto quando va in panchina ed è decisivo quando viene chiamato in campo per giocare. E’ moralmente esemplare, un modello da seguire».
Il Sosa partenopeo per il quale si sprecano dichiarazioni in carta carbone, è il prototipo dell’uomo-azienda che aggrada a chiunque, all’allenatore che l’elogia in pubblico, al direttore generale che lo scelse come uomo della rifondazione post-fallimento, a De Laurentiis che ha già spostato una sedia in società, destinandogliela per il futuro da dirigente. Il Sosa di questa prima serie A è l’alternativa a Zalayeta, l’alternativa a Calaiò, la spalla di Lavezzi, la ciambella dell’emergenza in attacco ma anche in difesa. Quattro anni di Sosa, passando dalle faticose e insopportabili domeniche della serie C e arrivando sino a Reggio Calabria, quando l’abbraccio dei compagni in campo e in panchina l’ha sommerso per testimoniare l’affetto e la riconoscenza che si deve a un leader vero. Il Sosa che spinge la Reggina verso il baratro della serie B è un marpione che ne ha viste tante e promette di vederne altrettante, perché Napoli ha rappresentato per lui una sorta d’elisir e questa sfida senza età promette ancora pomeriggi da « pampa » . Il Sosa in versione partenopea è un uomo che ha deciso di prendersi la scena e di tenerla spesso e volentieri tutta per sè. Trentatrè: dice trentatrè è s’accorge che essere Sosa è bellissimo.
fonte e foto corrieredellosport - Antonio Giordano |
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