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Il bomber sfida le sue radici e trova Zamparini, che lo ha sempre corteggiato
Casa, dolce casa. L’Uditore, la Panormus, la Favorita: e poi le origini, le radici, la propria terra, gli odori, i profumi, la salsedine, Mondello. Napoli-Palermo, ovvero Calaiò contro Calaiò, la sfida intestina d’un ragazzo cresciuto troppo in fretta, partito presto, tornato mai: « Scelgo Napoli » . Storia dell’altro ieri, del gennaio del 2005, d’uno Zamparini che bussò alla porta del Pescara, trovando però l’uscio sbarrato. «E’ già arrivato il Napoli, decide lui» . E Supermanu decise: ripartire dal basso, ripartire dal Napoli, ripartire con Federica che gli aveva svelato una città meravigliosa, ripartire da pomeriggi azzurri, ma senza dimenticare Palermo.
Casa, dolce casa: e Napoli-Palermo di viene un album di ricordi, i quattro gol al Lecce, il trasferimento al Cosenza, la nostalgia canaglia, il tifo per la Juventus e per Baggio, poi il trasferimento al Torino, il debutto a 17 anni al «Granillo», le lacrime di mamma e papà in tribuna. Napoli-Palermo è Calaiò che va all’assalto del suo passato, che va in cerca del suo futuro, che vive il tormento d’una vigilia bella, terribile e indecifrabile (gioca non gioca?), che avverte il desiderio d’esserci per rimettersi in discussione, per riprendersi quel posto ch’è stato suo dalla C alla A, per ricominciare dalla doppietta di Livorno, unici acuti d’una stagione disgraziata. Napoli-Palermo è la notte di Emanuele Calaiò che si rivede allo specchio, che attraversa la sua esistenza, che rilegge le sue scelte, che immagina quei novanta minuti d’ineguagliabile intensità emotiva, che riflette sulle opzioni d’una serata, sulla possibilità di segnare, sull’opportunità di esultare per quella maglia ch’è la sua maglia o sull’eventualità di lasciarsi scivolare la felicità dentro e ossequiare quella città ch’è la sua città.
Il Calaiò napoletano è un cecchinopardon, un arciere infallibile, diciotto reti in C e quattordici in B, due promozioni consecutive raccolte dopo aver avuto la forza di resistere alle tentazioni della serie A, del Palermo e del Siena, perché Napoli andava respirata, vista. Il Calaiò palermitano è un viaggio a ritroso che comincia nella culla e si estingue ai sedici anni, al congedo da mamma e papà per andarsene nella Torino granata, ai sacrifici per riuscire, per farcela, per emergere: Ternana, Messina, Pescara, poi Fuorigrotta, il San Paolo. Napoli-Palermo è un flashback a tinte forti, rosaneroazzurro manco a dirlo, è una vita che scorre per un’ora e mezza e che condensa tutti i suoi ventisei anni, è una partita tra sé e sé, è un match intestino da prendere a pallonate, ovviamente con il sinistro, oppure a capocciate, come accaduto a Livorno, quando per uscire dalle secche e lasciarsi il tunnel alle spalle, due stacchi e via... Napoli-Palermo è un Calaiò in conflitto intestino con se medesimo: certe partite, vanno affrontate travestendosi da Supermanu.
fonte corrieredellosport - Antonio Giordano |
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